Oggi si vola a Parigi per prendere spunto dal grande magazzino più raffinato e innovativo d’Europa: Le Bon Marché.

L’acquisto è un’art de vivre

Tutti gli amanti dello shopping lo sanno: non si entra nei negozi solo per acquistare, ma per dare libero sfogo ad uno stile di vita.

Proprio a partire da quella che al tempo è stata un’intuizione geniale, nel 1863 Aristide Boucicaut e la moglie Marguerite aprono in Rive Gauche a Parigi il primo grande magazzino della storia, progettato dall’architetto Louis-Charles Boileau e da Gustave Eiffel, l’ingegnere parigino per definizione.

Lo chiamano Bon Marché – in italiano buon affare – perché l’esperienza in questo store è un affare non solo per quello che si può acquistare, ma soprattutto per come lo si può fare.

Nessuna restrizione, obbligo o formalismo: l’acquisto diventa una forma libera, che accoglie il cliente invece di servirlo.

Dall’architettura all’esposizione, anche oggi a Le Bon Marché si può respirare un’aria di eleganza anticonformista, tra creazioni di fashion designer e opere d’arte moderna e contemporanea.

Il primo negozio a entrata libera

Se un vestito non è della taglia di chi lo indossa, non viene neanche preso in considerazione.

Allo stesso modo, anche il negozio dev’essere studiato appositamente per rispondere ai bisogni e desideri dei clienti.

Le Bon Marché ha fatto la fortuna partendo proprio da questo semplice concetto, che – ricordiamolo – era tutt’altro che diffuso tra i negozianti.

Al tempo, infatti, i negozi erano boutique in cui il cliente veniva seguito dall’addetto alla vendita fin da subito. Eppure erano in molti a voler dare semplicemente un’occhiata, magari accompagnati dal consiglio di un’amica invece che da un commesso petulante. Le Bon Marché fu il primo grande magazzino in cui l’acquisto non era obbligato. La presenza dell’addetto vendita non era più invadente, perché questo si palesava solo su richiesta.

Finalmente ad un “Posso aiutarla?” si poteva rispondere “No grazie, sto solo dando un’occhiata”. In una parola: rivoluzione!

Con un metodo commerciale sperimentale, i due imprenditori hanno dato una risposta tanto fragorosa da esser stata di esempio in tutto il mondo.

Le Bon Marché ci insegna che bisogna partire dal pubblico, e usare l’intuito per capirne i bisogni più elementari.

Ascoltare, riflettere e provare: tre semplici passi per reinventarsi a favore di chi il negozio deve viverlo appieno.

Ode alla bellezza

Con la sua selezione raffinata dei marchi e le sue modalità uniche di esposizione, Le Bon Marché ha fatto la storia dell’in-store experience.

L’intento era quello di offrire un’emozione ricercata, di stupire ogni volta in modo nuovo per differenziarsi in modo sostanziale dalla classica offerta parigina. Così lo store è nato come luogo in cui vigeva (e  vige tuttora) il culto dell’arte, dove la bellezza è ovunque: esposizioni culturali, collezioni di arredi e opere d’arte contemporanee.

In un contesto grandioso e fortemente espressivo come questo, ogni prodotto diventa sinonimo materiale di quella bellezza che l’intero centro commerciale evoca.

Questo magistrale esempio di in-store experience ribadisce un principio che conosciamo bene: concepire un negozio come fosse uno spazio espositivo può essere un vero successo.

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La storia di Le Bon Marché vi ha ispirato?

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